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AMAZON, NUOVO BREVETTO PER FURGONI CON STAMPANTI 3D PER ACCORCIARE IL TEMPO DELLE CONSEGNE

AMAZON, NUOVO BREVETTO PER FURGONI CON STAMPANTI 3D PER ACCORCIARE IL TEMPO DELLE CONSEGNE

Amazon da sempre è all’avanguardia nello studio di sistemi che possano migliorare il servizio offerto ai suoi clienti: a partire da una politica di prezzo molto aggressiva fino ad algoritmi sempre più complicati, passando per le improbabili consegne a domicilio via drone.

Come sempre in questi casi la stampa studia i brevetti depositati dalle grandi compagnie, perché oggi la sfida tra i big player si gioca tutta a colpi di innovazione tecnologica.

CONSEGNE E MAGAZZINO

Per chi opera nel campo dell’ecommerce poi uno dei settori più strategici (e al tempo stesso piùcritici) è quello della consegna dei prodotti, con la relativa gestione del magazzino.

L’obiettivo è quello di rendere le consegne sempre più veloci e, soprattutto, sempre piùeconomiche. Ecco perché la stampa 3D potrebbe imprimere una svolta anche a questo settore.

Abbiamo già parlato dell’Amazon 3D Printing Store, il servizio offerto dalla società di Jeff Bezos che permette all’utente di personalizzare al massimo il prodotto grazie alla tecnologia della stampa 3D.

UN NUOVO BREVETTO

Amazon ha recentemente presentato all’US Patent and Trademark Office un servizio per la consegna rapida di prodotti stampati in 3D.

In pratica il cliente ordinerebbe un prodotto che non esiste e che verrebbe stampato al momento direttamente nel camion più vicino alla destinazione a cui consegnare il tutto.

Per ora si tratta soltanto di un brevetto, quindi non è detto che poi Amazon riesca davvero a mettere in piedi questo nuovo rivoluzionario servizio, ma ancora una volta il colosso di Seattle ha trovato il modo di far parlare di sé, dimostrando anche che non importa quando grande sei,l’unica via per restare grandi è l’innovazione continua.

La geniale pubblicità di un paesino svizzero che fa impazzire il web, si chiama Vrin

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Quando marketing e tecnologia si incontrano ne esce sempre qualcosa di buono.

Un video ad alto tasso di viralità che mostra un approccio al marketing turistico originale, personalizzato e gentile. È quello realizzato per pubblicizzare Vrin  (nell’immagine sopra) , un piccolo paese svizzero con appena 275 abitanti nel cantone dei Grigioni (Graubünden) a 1.500 metri d’altezza sul livello del mare.

Protagonista della pubblicità, una promozione sponsorizzata dall’ente turistico cantonale, è un allegro montanaro locale, che si piazza con il suo laptop su un prato e si collega con un pannello digital signage nella stazione di Zurigo, attraverso il quale interagisce con i viaggiatori.

Viaggiatori ai quali propone di andarlo a trovare e ai quali stampa e offre il biglietto del treno se accettano. Una trovata semplice e low cost, ma di grande impatto, perché alla pubblicità ritagliata su misura per il piccolo paesino si è aggiunto il successo virale del video che la documenta e completa.

ecco il video, buona visione.

UNA PUBBLICITA’ DAVVERO GENIALE. Ora si attendono i cloni.

Valerio Cornolti

 

Gmail introduce il tasto per bloccare le mail inviate da pochi secondi

Un sogno che si avvera. Quante volte abbiamo imprecato per aver inviato una mail che NON doveva assolutamente partire, ma ce ne siamo accorti non appena premuto il tasto invio? Magari ci ha anche creato problemi con amici, clienti, colleghi o fornitori??

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Da qualche giorno Gmail, il servizio mail di Google dà la possibilità ai suoi utenti di fermare le mail inviate per sbaglio con l’opzione “Annulla” che permette di annullare l’invio di un’email entro pochi secondi (5, 10, 20 o 30) dal momento in cui si clicca il tasto “Invia”, funzione per il momento disponibile solo su alcuno client di posta quali Outlook e similari.

Per abilitarlo basterà andare sulla rotella in alto a destra, poi su “impostazioni” e sotto “generali” andare alla voce “annulla invio“, dove si potrà impostare anche la durata del periodo di annullamento dell’invio. In questo modo si ritarda l’effettivo momento in cui viene inoltrata l’email, aggiungendo un intervallo di tempo in cui l’invio viene mantenuto in sospeso e su Gmail viene visualizzata un’opzione “Annulla”, come nell’immagine seguente:

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Fate però particolare attenzione a non premere il tasto accanto “Visualizza messaggio“, per non rendere irreversibile l’invio.

Valerio Cornolti

Facebook, è stata rimossa l’app per conoscere chi ci ha cancellato dalla lista degli amici

Facebook, rimossa l’app per conoscere chi ci ha cancellato dagli amici

La richiesta è arrivata direttamente dal social network di Zuckerberg. “Who deleted me” non è più disponibile. Cancellati tutti i dati degli utenti

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Nei giorni scorsi si era parlato molto di un’applicazione che permetteva di conoscere, quasi in tempo reale, gli amici che ci avevano cancellato da Facebook.

Da sabato 11 luglio, però, non è più disponibile. L’ideatore dell’app, Anthony Kuske, in un breve comunicato ha spiegato cosa è successo: “Sfortunatamente, a causa di una richiesta di Facebook, “Who Deleted Me” non è più disponibile su nessuna piattaforma. L’app (o l’estensione per Chrome) non funzioneranno più. “Who Deleted Me” è stata creata per arricchire l’esperienza degli utenti di Facebook, che però non sembra condividere questa opinione”. Insomma, il giochino non è piaciuto agli uomini di Zuckerberg, che preferiscono mantenere, almeno su questo aspetto, il diritto alla riservatezza dei propri iscritti. Ed è probabile che Facebook abbia minacciato azioni legali, oppure promesso nuovi possibili (e magari più proficue) collaborazioni. Tutte le informazioni personali degli utenti che hanno scaricato “Who Deleted M”e saranno cancellate in brevissimo tempo “entro 24 ore”.

Ma come funzionava “Who deleted me”? Una volta scaricata l’app si sincronizzava con Facebook e, da quel momento in avanti, mandava notifiche ogni volta che un amico rimuoveva un utente dalla propria lista di amici. L’applicazione esisteva dal 2009 ma nell’aprile 2015 Facebook aveva deciso di rimuoverla perché violava alcune regole sulla privacy. E’ risorta, come app esterna, fino a quando il colosso dei social network ha deciso lo stop.

Con questa decisione Facebook punta a difendere la nostra privacy. Almeno così dice.

Valerio Cornolti

Multa annullata? grazie Google Maps!

Quando la Tecnologia è davvero Utile!

Una multa per eccesso di velocità rilevata con autovelox è stata annullata con  Google Maps : è successo davvero, ecco come, dove e quando!

Multa annullata con Google Maps

Una donna sul proprio veicolo è stata multata attraverso telelaser  per aver percorso il tratto stradale che congiunge due paesi della bella Liguria in provincia di Savona, per la precisione Toirano e Borghetto Santo Spirito, a 70 km/h superando quindi di 20 km/h il limite di velocità di 50 km/h, limite massimo stabilito su strade del centro cittadino  dall’art. 3 del Codice della Strada.

L’infrazione prevede una multa salata di 150 euro e il decurtamento di 2 punti dalla patente.

Per centro abitato s’intende un insieme di edifici (almeno 25), delimitato lungo le vie di accesso da appositi segnali di inizio e fine.

Il Ricorso

La Donna, che non si è persa d’animo, ha quindi fatto subito richiesta di ricorso al Giudice di pace includendo, in sua difesa, delle immagini tratte da Google Maps, il servizio accessibile dal relativo sito web che consente la ricerca e la visualizzazione di carte geografiche di buona parte della Terra. Le immagini hanno infatti dimostrato che la definizione di centro cittadino non era rispetta, pertanto c’erano gli estremi perché la sua domanda di ricorso venisse accolta. E così è stato.

Motivazione della sentenza

Tra le motivazioni della sentenza del Tribunale di Savona si sottolinea: «Quello fotografato non può in nessun modo assurgere al rango di centro abitato. Non si scorge la presenza di almeno 25 fabbricati continui quanto piuttosto di ampie zone di campagna, al più intervallate qua e là dà episodi edilizi isolati non sufficienti a giustificare la classificazione operata dal Comune».

L’errore è quindi da imputarsi al Comune che ha introdotto un limite di velocità non consono al tratto stradale.

Questa sentenza apre a nuovi scenari per svariati ricorsi, considerato che il limite di velocità di 50 km/h, specie in aree rurali, viene di sovente adottato.

GRAZIE GOOGLE MAPS.

Giustizia è Fatta!!!

Facebook confessa: le immagini del profilo gay-friendly erano una indagine di mercato!

Chi ha aderito alla campagna di Facebook ha partecipato inconsapevolmente ad una indagine di mercato promossa dal social

Facebook confessa: le immagini del profilo gay-friendly erano una indagine di mercato 30/06/2015 – Anche voi avete colorato la vostra immagine del profilo utilizzando l’apposita applicazione di Facebook ? ebbene sappiata che inconsapevolmente avete partecipato ad una indagine di mercato. Dunque Facebook, al di la dei festeggiamenti per la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che venerdì ha riconosciuto come diritto costituzionale il matrimonio omosessuale, ha anche condotta una indagine di mercato per studiare la propagazione dei fenomeni virali. In parole povere Facebook ha cercato di studiare fino a che punto riesce a creare campagne virali, o meglio a manipolare l’utenza.Il tutto potrebbe dare utili indicazioni ai gestori del social network sulla propria capacità di influenzare il dibattito pubblico. Facebook è riuscita nel suo intento ?

A giudicare dai risultati sembra proprio di si.Facebook non è nuova a queste campagne: lo scorso marzo, inoltre, uno studio realizzato da Bogdan State, ricercatore a Stanford, e Lada Adamic, data scientist di Facebook, aveva analizzato una situazione analoga: il cambio delle immagini profilo con il logo della “Human Rights Campaign” a favore delle nozze gay. Facebook dunque sta indagando anche le nostre menti.

Facebook, campagna gay indagine di mercato –

Digital.AIM Italy

Digital marketing, i 4 canali che generano il maggior ritorno sull’investimento


Digital marketing, i 4 canali che generano il maggior ritorno sull’investimento

 

Il digital marketing è decollato, si è diffuso, evoluto e ampliato fino a convincere della propria efficacia anche gli imprenditori più scettici e le aziende più tradizionali.L’evoluzione ha però portato con sé la diversificazione, e i canali digitali si sono moltiplicati obbligando le imprese a operare scelte di investimento in base ai propri target, obiettivi di marketing e prospettive di ritorno sull’investimento.

A identificare i 4 canali digitali che, secondo studi e statistiche, offrono il ROI più elevato è Chris Kyriacou, che su Social Media Today ne analizza le caratteristiche vincenti rispetto ad altre forme di marketing digitale.

Mobile marketing
La diffusione degli smartphone, stimolata anche dall’accesa competizione fra Apple e Samsung, ha determinato l’ascesa del mobile marketing. Nell’ultimo anno, a rendere il canale molto profittevole è stato l’utilizzo delle app e delle notifiche push che queste inviano agli utenti. I brand più attenti hanno compreso al volo le potenzialità delle app e sono corse a svilupparne di proprie, sfruttando anche la riluttanza degli utenti a eliminarle dal proprio smartphone una volta installate. Le notifiche inviate dalle app hanno un tasso di lettura del 97% e un ROI più alto del 300% rispetto ad altre forme di messaggistica di marketing.

Email marketing
Se si basa su un database consistente e mirato, l’email ha una “resa” molto elevata rispetto ad altri strumenti di marketing digitale. Secondo le statistiche citate da Kyriacou, il 70% degli utenti apre sempre le email inviate dai loro brand preferiti, determinando così un ROI molto alto.

Siti web responsive
I dispositivi mobili stanno sorpassando i computer, e gli utenti del web utilizzano smartphone e tablet in maniera crescente per navigare in rete e per fare acquisti online. I siti responsive, progettati cioè in modo da sapersi adattare a qualsiasi dispositivo con una visualizzazione a misura dei diversi schermi, sono quelli che hanno registrato i maggiori incrementi di traffico, anche perché “premiati” dall’algoritmo di ricerca di Google. Kyriacou indica che il 67% degli utenti preferisce acquistare un prodotto o un servizio su un sito che si visualizza correttamente su mobile e che si carica velocemente: l’investimento per rendere un sito responsive è quindi fra quelli che garantisce un elevato ritorno.

Social media
Sebbene il ROI dei social media sia un argomento controverso, con tesi autorevoli che lo avallano e controtesi altrettanto autorevoli che lo smentiscono, il punto, secondo Kyriacou, è che i benefici di una presenza social sono decisamente superiori agli eventuali svantaggi. Se si fosse misurato il ROI della tv, o del computer, o di internet dei primi anni nessuno vi avrebbe investito e ora saremmo ancora agli albori della tecnologia, ha detto il guru delle vendite Jeffrey Gitomer. I social media non devono essere considerati uno strumento commerciale, ma un canale per costuire relazioni il cui ritorno si misura sul lungo termine.

7 chiari segnali che il tuo sito web aziendale è da rifare

Il tuo sito web aziendale è da rifare? Probabilmente sì. Ecco un test che te lo può dire con certezza.

7 segnali che il tuo sito WEB è da rifare

«Mi chiede del mio sito web aziendale? È recentissimo, pensi: l’ho rifatto tre anni fa, e funziona benissimo».

Qualsiasi account si è trovato più di una volta davanti a un cliente che gli ha risposto così, quando gli si proponeva di rivedere o di rifare completamente il sito web aziendale.
Per questo motivo, ho creato, beneficio delle imprese, questa piccola lista di “segnali” che qualcosa non va. Se pensi che il tuo sito aziendale sia l’ideale che ogni impresa vorrebbe avere, prova ad andare avanti nella lettura, e scopri se è vero!

1. Non è un sito web responsive

Non sai cosa significa?
Allora, prendi il tuo cellulare. Apri il browser che utilizzi di solito per navigare sul web, e vai alla Home page del tuo sito.
Cosa vedi?
Nella migliore delle ipotesi, vedrai una versione ridotta del tuo sito: immagini rimpicciolite ai minimi termini, difficoltà enormi per cliccare su un link o per vedere una voce di menu, testi illeggibili, navigabilità impossibile. Nella peggiore, vedrai un sito scomposto, con blocchi disposti alla rinfusa, menu non funzionanti, impaginazione sconvolta. Ecco: se il tuo sito è riconoscibile in una di queste descrizioni, pensa seriamente e rimetterci mano.
La navigazione web da cellulare o da tablet ormai non è più un vezzo riservato a pochi: è la realtà quotidiana di una fetta importantissima della popolazione italiana. Per questo, se ancora tre o quattro anni fa la questione della creazione di un sito responsive poteva essere ancora accantonata come l’esigenza di una nicchia, oggi non è più così.
Oggi i tuoi clienti più esigenti, evoluti e disposti a spendere sono quelli che navigano sul web in mobilità. Farsi trovare preparati a questa sfida non è più rinviabile: se il tuo sito non si visualizza correttamente sui principali smarphone in commercio, è ora di riprogettarlo completamente.

2. Il tuo sito web non si riesce a trovare su Google

Ogni quanto tempo verifichi il posizionamento del tuo sito web su Google? E soprattutto, sai farlo correttamente, utilizzando un browser “pulito” dalla tua storia di navigazione e non loggato a Google?
Un posizionamento elevato su Google non si conquista una volta per tutte: Google rivede continuamente i ranking per ogni parola chiave, e spesso gli aggiornamenti negli algoritmi di analisi possono portare sconvolgimenti anche a posizionamenti che sembravano saldissimi. Per questo è importante rivedere periodicamente tutte le parole chiave più importanti correlate con il tuo business, e verificare se, per quelle parole chiave, il tuo sito compare almeno nella prima pagina. Inoltre, ti conviene imparare utilizzare Google Webmaster Tools per verificare in che modo il tuo sito viene trovato: se con le parole chiave giuste, o in risposta a ricerche non pertinenti con il tuo Business. Se non sai farlo, puoi trovare alcune spiegazioni qui. Se il tuo sito web non si trova correttamente su Google, vuol dire che è virtualmente inutile dal punto di vista della generazione di Lead e di nuovi clienti.

3. Il tuo sito non si vede correttamente sulle versioni più recenti dei browser

Se il tuo sito è più vecchio di 4 o 5 anni, c’è il serio rischio che alcuni browser non lo visualizzino più correttamente. Quando succede, allora l’immagine della tua azienda riflessa dal tuo sito è quella di un’azienda sciatta e trascurata. Corri ai ripari!

4. Nelle pagine del tuo sito web non ci sono Call-to-Action

Questo è un problema che riguarda, forse, il 90% dei siti web delle PMI italiane, ma al quale non si sottraggono nemmeno alcune grandi Corporate. Una delle prime cose che si imparano quando si lavora nel marketing, è che il destinatario delle nostre comunicazioni deve essere invitato e stimolato in modo efficace per compiere un’azione di conversione (acquisto, sottoscrizione, contatto o qualsiasi sia il nostro obiettivo). Non ti aspettare che i tuoi clienti prendano l’iniziativa: inserisci sempre Call-to-Action, metti in relazione ogni contenuto con il tuo business: in caso contrario, il tuo contenuto sarà inutile.

5. Le pagine del tuo sito internet hanno in media meno di 200 parole

Questo tema è strettamente correlato con quello al punto 2. Con gli ultimi aggiornamenti Google sta sempre più premiando siti web che pubblicano contenuti di qualità. Per questo, puoi anche scrivere una pagina in cui ripeti per 10 volte la tua parola chiave di punta: finirai, presto o tardi, con l’essere penalizzato.
Il rimedio a questo problema c’è, e si chiama Web Copywriting: la scrittura, cioè, di testi lunghi e qualitativamente elevati (leggi: informativi), che siano al contempo utili per gli utenti e facilmente interpretabili per i motori di ricerca. Oggi solo un sito strutturato in questo modo ha speranza di essere visto e di guadagnare traffico e contatti di potenziali clienti interessati al tuo business. Se il tuo sito non è strutturato in questo modo, è il caso di rifarlo.

6. Non hai ricevuto nemmeno un contatto proveniente dal tuo sito web nell’ultimo mese

Al di là di tutte le metriche da webmaster e da marketer smanettoni, di cui spesso non capisci l’utilità, c’è una metrica chiave che ti può dare la misura esatta dell’efficacia comunicativa del tuo sito web. Fai mente locale e ripensa agli ultimi 30 giorni: quante persone hanno chiamato la tua azienda, spiegando che hanno trovato sul web il tuo numero e hanno bisogno del tuo prodotto o servizio? Quanti potenziali clienti fino a ieri sconosciuti hanno mandato una mail per chiederti un preventivo? Quanti hanno compilato il tuo form di contatto sul web?
Se la risposta è: “nessuna”, allora il tuo sito web, così com’è oggi, è del tutto inutile.

7. Non lo aggiorni da più di un anno

Come dicevo, uno dei fattori di ranking che fanno salire o scendere il tuo posizionamento su Google è l’aggiornamento dei contenuti. Se un sito è statico, immobile, identico a se stesso per troppo tempo, Google tenderà a penalizzarlo. Se il tuo sito non è aggiornato da più di un anno, è davvero tempo di metterci mano.

Se il tuo sito web è da rifare, non perdere tempo!

Come formattare in maniera semplice un post su Facebook (e Google Plus)!

Come formattare un post su Facebook (e Google Plus)!

Facebook Format Tool, lo strumento che permette di personalizzare il proprio status su Facebook.
Non potete proprio fare a meno di dare sfogo al vostro narcisismo social? Desiderate dare risalto a un particolare status e non sapete come fare? O semplicemente volete provare un tool che vi permetta di evadere dal grigiore dello stile quotidiano imposto da Facebook per la creazione di un nuovo post? Beh, l’applicazione Facebook Format Tool può essere la risposta a tutti i vostri dubbi!

Siamo soliti postare una valanga di contenuti giornalieri all’interno dei social network. Carichiamo foto, condividiamo link, postiamo status e pubblichiamo video, tutti contenuti più o meno originali di cui siamo autori e pubblico. I vari social network, in cambio di gratuità (si fa per dire!!!) ci concedono tutti gli strumenti e le applicazioni all’avanguardia per rinverdire le nostre bacheche, far brillare i nostri diari, ornare le bostre board, dare sfogo alla nostra verve fotografica. In tutti questi casi però lo strumento ci viene calato dall’altro e lascia poco spazio alla licenza stilistica del singolo… fino ad ora.

Qualcuno ha deciso di sfidare l’ordine costituito e già da qualche anno ha lanciato un tool che permette agli utenti di personalizzare un post, uno status, all’interno di Facebook e Google Plus. Già in tanti avevano trattato in passato la notizia relativa a Post Editor with Google+, l’estensione di Chrome creata da Paul Sperry che permette agli utenti del social network di Mountain View di customizzare i propri post, per una resa estetica differente all’interno, delle proprie cerchie.

Ciò di cui vorrei trattare io invece è Facebook Format Tool, uno strumento, o meglio una Facebook app, che permette appunto di personalizzare uno status su Facebook adottando stili di formattazione differenti da quelli previsti dal CSS di Palo Alto (per dirla un pò alla Web Designer denoialtri!)

Per utilizzare il tool basta recarsi sulla pagina dell’app e cliccare su Connect to Facebook per collegare l’applicazione al vostro account.

Vi apparirà la classica finestra con la richiesta di autorizzazione nei confronti dell’app dove cliccare su Ok per procede. Autorizzare App Facebook Format Tool
Una volta autorizzata, FbFormat vi reindirizzerà direttamente all’Editor testuale dove potrete iniziare a digitare il vostro status, stilizzandolo mediante il formato Grassetto (B), Corsivo (I), Grassetto Corsivo (B), Barrato (S) o Corsivo Inglese (Script). Inoltre una serie di icone per rendere il post più simpatico o accattivante (dipende dall’uso che se ne fa, ovviamente).

Una volta definita la formattazione, non vi rimane che cliccare su Post to Facebook e il gioco e fatto.Come formattare un post personalizzato su Facebook
Io l’ho provato, e devo dire che, nonostante non permette di inserire link o caricare file multimediali, resta comunque uno strumento interessante, anche se un pò limitato. Questo è il risultato del mio test.

Se doveste vedere carattere strani, astrusi, niente paura, vuol dire che vi mancano i font richiesti dal tool di Gregory Schoppe. Cliccate allora sul link posto sotto l’editor (seeing funny boxes on Windows?), salvate il file zip, apritelo e cliccate due volte sui tre file .TFF che vi trovate all’interno. Una volta aperto, cliccate su installa e riavviate il pc.

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